Pignoramento immobiliare: il limite minimo per procedere all’esecuzione!

Pignoramento immobiliare: il limite minimo per procedere all’esecuzione!

Una delle domande più frequenti in tema di pignoramento immobiliare è la seguente:

Esiste un importo minimo di debito in base al quale il creditore potrà pignorare un immobile di proprietà?
I creditori di certo possono intraprendere una procedura esecutiva per qualsiasi importo, tuttavia occorre distinguere due tipi di pignoramento:

1) Il pignoramento del creditore privato
In questi casi non esiste alcun limite; tali soggetti possono procedere per qualunque importo, sempre che ne ravvisino la convenienza economica.

2) Il pignoramento di Equitalia
Diverso è invece il caso in cui il creditore procedente sia Equitalia; prima del pignoramento esso dovrà sempre iscrivere ipoteca per un debito superiore a 20.000 euro,
il pignoramento invece potrà essere avviato solo per un debito superiore a 120mila euro.
E’ importante sapere che se l’immobile in questione non sia l’unica casa; ossia se il contribuente non sia proprietario di altri immobili, e questa sia una civile abitazione, non di lusso, in cui il debitore abbia stabilito la sua residenza, essa non può essere pignorata.

Il pignoramento dopo il d.l. 59/2016 Con il d.l. 3 maggio 2016 n. 59, recante disposizioni urgenti in materia di procedure esecutive e concorsuali, nonché a favore degli investitori in banche in liquidazione, il legislatore ha inteso introdurre una serie di misure in tema di espropriazione forzata allo scopo di rendere il processo esecutivo più snello e veloce.

La normativa consente, al creditore,che sia esso una banca o altro soggetto autorizzato a concedere finanziamenti, che possa rivalersi sull’ immobile finanziato  in caso di inadempimento del debitore, procedendo tramite trattative private al trasferimento o alla vendita dell’immobile  senza che sia necessario l’intervento dell’autorità giudiziaria.

La legge precisa, infine, che il trasferimento non può essere convenuto in relazione a immobili adibiti ad abitazione principale del proprietario, del coniuge o di suoi parenti e affini entro il terzo grado.
In sostanza si tratta di una procedura alternativa alla tradizionale ipoteca che, viste le tempistiche ridotte, consente un più rapido soddisfacimento delle pretese creditorie.
Secondo l’art. 2, comma II, al proprietario dovrà essere corrisposta l’eventuale differenza tra il valore di stima del diritto e l’ammontare del debito inadempiuto e delle spese di trasferimento.

2018-02-02T12:00:50+01:0029 Giugno 2016|consigli utili, equitalia, normative, saldo e stralcio|

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