Richiesta di accesso agli atti e alla documentazione bancaria

Richiesta di accesso agli atti e alla documentazione bancaria

La richiesta di accesso agli atti è regolamentata dall’art. 119, 4° co.,  del testo unico bancario (d.lgs. 385/1993) e stabilisce che il cliente, i suoi eredi o chi subentra nell’amministrazione ha diritto di ottenere, a proprie spese (solo i costi di riproduzione della documentazione), entro il termine di 90 giorni dalla richiesta, copia della documentazione inerente le singole operazioni prodotte negli ultimi dieci anni. Lo stesso diritto vale per il garante, che a tutti gli effetti è considerato ‘cliente’ in quanto hanno stabilito rapporti contrattuali con l’intermediario.

L’ art. 119 T.U.B. ,  stabilisce l’obbligo per la banca di fornire al cliente un  periodico prospetto informativo che raffiguri lo stato del rapporto con il cliente ed accorda a questi, il diritto di ottenere la documentazione di ciascuna operazione registrata sull’estratto conto.

Per la richiesta di accesso agli atti non è necessario che il richiedente indichi gli estremi del rapporto oggetto della richiesta, essendo sufficiente fornire alla banca i dati minimi che possono consentirle di individuare i documenti richiesti, ad es., i dati del titolare del rapporto, la tipologia del rapporto contrattuale e il periodo di tempo entro il quale le operazioni da documentare si sono.

Il limite decennale posto dall’art. 119 t.u.b. alla richiesta di documenti, in alcune pronunce è stato superato  attraverso l’inquadramento della richiesta nell’alveo del Codice in materia di protezione dei dati personali (Codice della privacy: d.lgs. n. 196/2003). In particolare, gli artt. 7 (“l’interessato ha diritto di ottenere la conferma dell’esistenza o meno di dati personali che lo riguardano”) e 9 (“i diritti di cui all’art. 7 riferiti a dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell’interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione”) di tale decreto (ABF Roma n. 4219/2013).

Cosa fare se la banca è inadempiente

L’inadempimento della banca alla richiesta di produzione della documentazione bancaria è censurabile sotto il profilo dei criteri di sana e prudente gestione, nonché di correttezza e buona fede che devono orientare i rapporti banca-cliente, come raccomandato dalla Banca d’Italia. Appare dunque appropriato, operativamente, che il mancato adempimento dell’istituto bancario agli obblighi dell’articolo 119, quarto comma del Testo unico bancario, sia portato a conoscenza dell’Organo di vigilanza (oltre che del Collegio sindacale della banca), al fine di sollecitarne l’intervento e finalmente ottenere la documentazione richiesta, nonché, in presenza di reiterati inadempimenti, eventuali sanzioni.

A seguito della predetta richiesta di accesso agli atti e constatato il mancato adempimento della banca si procede:

  • Decorso il termine dei 90 giorni per il rilascio delle copie senza che la Banca abbia evaso la richiesta, il cliente può rivolgersi alla Magistratura per ottenere un decreto ingiuntivo per consegna di documenti ex art 119 TUB – In questa fase, il cliente della banca assume/acquisisce la qualifica di “creditore” e la banca quella di “debitore”;
  • La particolarità del decreto ingiuntivo “ordinario” è quella che il debitore si deve far carico delle spese vive per l’avvio della procedura monitoria, delle competenze legali e, soprattutto, deve onorare la sua obbligazione a sue esclusive spese;
  • Anche nel ricorso per decreto ingiuntivo per consegna di documentazione ex art.119 TUB si applicano le norme generali del procedimento monitorio, pertanto si ha un creditore (sarebbe il cliente della banca a cui non sono state rilasciate le copie dei documenti richiesti nel termine della fase stragiudiziale), si ha un debitore (l’istituto di credito che non ha rilasciato le copie della documentazione richiesta) ed il debitore deve farsi carico di evadere l’obbligazione ingiunta a sue esclusive spese con l’aggravio del pagamento delle spese della procedura e delle competenze legali.

In via subordinata ed al solo fine di salvaguardare le spese vive anticipate dal cliente per l’introduzione del procedimento monitorio, ci si era resi altresì “disponibili” a corrispondere all’istituto di credito le spese per i costi di produzione della documentazione chiedendo al Giudice di quantificarli in una somma “simbolica” per sottrarli alla determinazione discrezionale della banca.

Raffaele Santopaolo

2018-02-02T12:00:41+00:00 27 ottobre 2017|consigli utili, normative|

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