Agenzia Entrate Riscossione: In arrivo la prescrizione decennale delle cartelle

Agenzia Entrate Riscossione: In arrivo la prescrizione decennale delle cartelle

Per l’Uncat la norma inserita nella bozza della legge di bilancio 2018 che prevede la prescrizione decennale delle cartelle esattoriali è illegittima e vessatoria

Una delle novità contenute dalla Legge di Bilancio 2018 prevede la prescrizione delle Cartelle esattoriali a 10 anni. Secondo quanto affermato dalla norma di interpretazione autentica viene estesa la prescrizione decennale delle cartelle e comprenderà anche i debiti già prescritti in caso di mancata contestazione.
L’UNCAT, associazione nazionale della camere tributarie italiane, ha giudicato “inaccettabili le norme che, sarebbero inserite nella bozza del disegno di legge di Stabilità 2018 e che riguardano il termine di prescrizione decennale delle cartelle esattoriali non contestate, con effetto retroattivo e la cessione a privati dei crediti fiscali affidati alla riscossione dell’Agenzia delle Entrate Riscossione”. A sollevare le proteste “i gravi elementi di iniquità a danno dei cittadini ed in aggiunta, l’inammissibile fine di favorire la cartolarizzazione dei crediti fiscali (conferendo loro maggiore appetibilità), di punire coloro che non hanno scelto di aderire alla cosiddetta “rottamazione” (confidando nella avvenuta prescrizione) e di “salvare” la posizione del fisco da annosi contenziosi in materia di prescrizione rispetto ai quali si delineerebbe una costante soccombenza dell’Ufficio.
La prescrizione decennale delle cartelle cosi disposta, secondo l’Uncat, porta a dubbi di costituzionalità per diversi profili; dal lato formale, viene strutturata come norma di interpretazione autentica, nonostante non venga qualificata come tale. In questo caso si arriverebbe alla violazione dello Statuto del Contribuente in particolare all’art.1 che ammette norme interpretative in materia tributaria solo nei casi di eccezionalità. Inoltre l’impiego dell’interpretazione autentica appare inappropriato e in contrasto con alcuni canoni come la certezza del diritto, oltre che con i principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza.

Con la sentenza n.23397 del 2016 le Sezioni Unite hanno affermato il contrasto con la giurisprudenza formatosi con l’utilizzo dell’intepretazione autentica che sembra rappresentare un eccesso del potere legislativo.

L’uso, che sfocia per l’Uncat, nell’abuso della tecnica dell’interpretazione autentica da parte del legislatore «comporta, una sorta di alterazione rispetto ai veri criteri sottesi al principio del consenso all’imposizione ignorando il costante insegnamento della giurisprudenza costituzionale in materia (Corte Cost., Sent., 05-04-2012, n. 78)».
La Corte ha ammesso la retroattività della legge limitandola tuttavia ad ipotesi ben circoscritte e per la sola evenienza di conferire alla disposizione interpretata un significato già contenuto in essa; è evidente come la bozza di legge di bilancio non riprende una delle possibili letture del testo originario. L’Uncat giudica scorretta sul piano legislativo la modificazione della disciplina della prescrizione perché contraria allo Statuto del Contribuente e all’art.11 delle Preleggi. Secondo l’Unione modificare il regime della prescrizione in questo particolare momento storico appare condizione «ingiustamente vessatoria per tutti quei contribuenti che avevano deciso di non aderire alla definizione agevolata dei ruoli ex lege 193/16 (c.d. “rottamazione”), confidando nella prescrizione già maturata alla luce del diritto vivente,  come se si trattasse di una punizione per chi ha deciso di difendersi in giudizio, anziché scegliere il condono.

Claudio Modonutti

 

2018-02-02T12:00:40+01:007 Novembre 2017|News|

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