Atto di precetto: Gli effetti del mancato avvertimento al debitore di avvalersi della legge 3/2012 e di un organismo di composizione della crisi.

Atto di precetto: Gli effetti del mancato avvertimento al debitore di avvalersi della legge 3/2012 e di un organismo di composizione della crisi.

Il mancato avvertimento al debitore di potersi avvalere della legge 3/2012  con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi può rendere nullo l’atto di precetto.

l’atto di precetto consiste nell’intimazione ad adempiere i propri debiti, entro un termine non minore di dieci giorni,  con l’avvertimento che, in mancanza, si procederà a esecuzione forzata.

Il precetto deve contenere a pena di nullità, l’indicazione delle parti, della data di notificazione del titolo esecutivo o la trascrizione integrale del titolo stesso, quando è richiesta dalla legge. Il precetto inoltre deve contenere l’avvertimento che il debitore può, con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice, porre rimedio alla propria situazione di sovraindebitamento,  concludendo con i creditori un accordo di composizione della crisi o proponendo agli stessi un piano del consumatore ai sensi della legge n.3 del 27 Gennaio 2012 conosciuta anche come “legge salva suicidi”.

Tale ultima affermazione trova riscontri positivi nel secondo comma dell’art. 480 c.p.c. , il quale ha lo scopo di consentire al debitore che non rivesta alla qualifica di imprenditore commerciale di avere accesso agli strumenti concessi dalla legge 3/2012 per arrivare all’esdebitazione. In questo modo il debitore potrà accedere alla procedura concordataria per la rimozione dei debiti pregressi, potendo continuare ad esercitare la propria attività. In pratica le norme sul sovraindebitamento consentono anche all’imprenditore non fallibile, al professionista o al consumatore la c.d. “seconda chance” .

L’inserimento dell’avvertimento non risulta essere  necessario nei casi in cui il debitore non versi nelle condizioni soggettive per poter accedere ad una delle forme di composizione della crisi previste dalla Legge 27 gennaio 2012, n 3 o si tratti di una società o un ente soggetti non fallibili a cui non è concesso il ricorso al concordato preventivo. Tale avvertimento risulta essere elemento essenziale quando il debitore sia una persona fisica non fallibile , al quale vengono in soccorso i principi previsti dall’art. 156 c.p.c. dettati in tema di nullità processuali.

La su menzionata norma prevede tassativamente che un atto processuale possa essere considerato nullo nel caso in cui la nullità per inosservanza della forma sia stabilita dalla legge, altresì se l’atto comunque manchi dei requisiti formali indispensabili per il raggiungimento dello scopo.

Si ritiene, quindi, che pur nella mera mancanza dell’avvertimento al debitore di ricorrere ai meccanismi di composizione della crisi previsti dalla Legge 3/2012, l’atto sia comunque idoneo a raggiungere lo scopo processuale voluto dall’art. 156.

Marcello Santopaolo

2018-02-02T12:00:43+02:0024 Agosto 2017|consigli utili, normative|

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