Decreto ingiuntivo: come resistere per non pagare

Decreto ingiuntivo: come resistere per non pagare

Sistemi e procedure nella disponibilità del debitore per opporsi al decreto ingiuntivo o al pignoramento e trovare un accordo. Con alcune procedure è possibile anche celare il patrimonio.

Se sei arrivato su questa pagina presumibilmente è perché hai un debito e il creditore è ricorso alle vie legali. E’ probabile che ti trovi in difficoltà, hai intenzione di resistere e non soccombere.
Per non pagare un decreto ingiuntivo è necessario prendere coscienza delle norme di procedura civile che disciplinano questo provvedimento giudiziale. L’emissione di un decreto ingiuntivo non prevede la convocazione preventiva  in tribunale: tutto si svolge a tua insaputa, ed è tutto regolare.
La legge consente al creditore un rito abbreviato quando questo dispone di una prova scritta come una fattura, un contratto o anche una certificazione del debito. A questo punto o ti opponi al decreto ingiuntivo con l’assistenza di un legale, oppure lasci correndo il rischio di un pignoramento.
Ora se ti chiedi come resistere al decreto ingiuntivo, devi mettere il tuo avvocato nella condizione di presentare un’opposizione. Se invece non hai nulla da perdere potresti risparmiare i costi di un giudizio e lasciare che il creditore col tempo desista dal procedere dalle azioni di recupero nei tuoi confronti.
Di seguito approfondiremo nel dettaglio tutte le fasi del procedimento di un decreto ingiuntivo. E ti forniremo tutte quelle informazioni che  potrebbero essere utili per resistere e non soccombere.

 

 1) Decreto ingiuntivo: funzionamento e finalità

La prima cosa da fare, per comprendere come non pagare un decreto ingiuntivo, è spiegare come funziona il decreto ingiuntivo. Nulla di più facile.
Il creditore, deve fornire prova scritta del proprio diritto al crediti (contratto, fattura, contratto, registri iva  assegno, ecc.) invia al tribunale una richiesta di condanna nei confronti del debitore. Il giudice nel giro di poche settimane, emette il decreto ingiuntivo: di fatti ingiunge al debitore di pagare, entro massimo 40 giorni quanto richiesto oltre le spese legali e gli interessi.
Entro massimo 60 giorni dall’invio, il creditore deve notificare il decreto ingiuntivo al debitore. A questo punto il debitore ha tre alternative:

  • Paga il debito ed evita il pignoramento;
  • Fa opposizione entro 40 giorni ed avvia una causa e contesta la sussistenza o l’entità del debito;
  • Non fa nulla nei 40 giorni di tempo concessogli dal giudice, in questo caso il decreto ingiuntivo assume il valore di una sentenza definitiva;

a questo punto il creditore potrà avviare il pignoramento previa notifica dell’atto di precetto, con un ulteriore scadenza di 10 giorni, tempo necessario per dare al debitore un’ultima possibilità di saldare il debito.

 

2) Rendere inefficace il decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo dopo 40 giorni non può più essere opposto, ma comunque, prima che venga avviato il pignoramento potrebbero trascorrere altri mesi, in questo lasso di tempo il debitore può in ogni caso tentare trovare un accordo con il creditore, chiedere una rateazione o un saldo e stralcio.
E’ importante sapere che se si procede con l’opposizione al decreto ingiuntivo,  ne viene bloccata l’esecutività allo scadere del 40simo giorno e di conseguenza si procede all’accertamento del credito con un processo civile.
Per presentare opposizione al decreto ingiuntivo bisogna affidarsi a un avvocato che dovrà notificare la citazione al creditore ne tempi stabiliti. A partire da quel momento, il debitore non correrà rischi di pignoramento almeno fino alla prima udienza.

  

3) Prima udienza opposizione al decreto ingiuntivo e provvisoria esecuzione.

Alla prima udienza il giudice dovrà prendere una decisione molto importante: dovrà stabilire se rendere il decreto ingiuntivo “provvisoriamente esecutivo”. Ciò comporterebbe l’avvio del pignoramento nonostante il giudizio in corso.
In sostanza, il debitore dovrà pagare subito e, nel caso in cui poi vinca la causa, potrà assicurarsi il rimborso di quanto pagato. Se il debitore non paga, il creditore può procedere all’esecuzione forzata.
Per non pagare un decreto ingiuntivo, presentare opposizione potrebbe non bastare, bisogna soprattutto convincere il giudice non conceda la provvisoria esecuzione alla prima udienza.
La cosiddetta «provvisoria esecuzione» viene accordata dal giudice quando:

  • il credito è fondato su effetti cambiali, assegno bancario, su atti notarili ad esempio un mutuo ipotecario;
  • quando vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo del pagamento ed i tempi del processo potrebbero pregiudicare il diritto del creditore: ad esempio quando il debitore si sta spogliando del proprio patrimonio, ecc. in questo caso giudice può imporre una cauzione al creditore;
  • quando il debitore ha firmato un documento che di fatto costituisce un riconoscimento del debito;
  • Inoltre il giudice concede la provvisoria esecuzione d’ufficio anche per: i crediti del condominio, quelli previdenziali, per il mantenimento dei figli, per quelli derivanti dai canoni di affitto dell’inquilino moroso.

Se il giudice non concede la provvisoria esecuzione, il debitore potrà stare tranquillo fino alla conclusione della causa di opposizione poiché, prima di quel momento, nessuno potrà intimargli il pagamento o, peggio, il pignoramento.
È con la sentenza definitiva che però arriva la resa dei conti: e se il giudice conferma la correttezza del decreto ingiuntivo, bisognerà trovare il modo di pagare o un accordo con il creditore per evitare il pignoramento.

 

4) Quando si può non pagare il decreto ingiuntivo esecutivo

Può capitare che il debitore non ha la possibilità di fare opposizione e il decreto ingiuntivo diventa definitivo, oppure che l’opposizione al decreto non ha buon esisto e quindi al termine del processo, il debitore viene condannato.
In entrambi i casi il creditore avrà un titolo esecutivo per poter avviare l’esecuzione forzata.
cosa è possibile ancora fare per resistere al decreto ingiuntivo nonostante la condanna???
E’ possibile presentare una opposizione all’esecuzione forzata tutte le volte in cui il creditore aggredisce un bene impignorabile come:

  • la pensione di invalidità;
  • le polizze vita;
  • una quota superiore al V° dello stipendio o della pensione;
  • il mantenimento dovuto all’ex coniuge o ai figli;

L’opposizione agli atti dell’esecuzione forzata è possibile anche per vizi formali commessi dal creditore, come:

  • notificare il decreto ingiuntivo a un indirizzo o a un nome errato;
  • dimenticare di chiedere la formula esecutiva non riportandola nell’atto di precetto;
  • avviare il pignoramento dopo i 90 giorni dalla notifica del precetto;
  • notificare il decreto ingiuntivo dopo 60 giorni dalla sua emissione;

L’opposizione al Precetto può essere avviata al momento della notifica ma anche a pignoramento è avviato. L’importante è che l’esecuzione forzata non sia già ultimata.
A differenza dell’opposizione al decreto ingiuntivo, quella contro il pignoramento non sospende l’efficacia esecutiva del titolo (il decreto o la sentenza di condanna): spetterà però al debitore, alla prima udienza, chiedere al giudice la sospensione dell’esecuzione forzata in attesa di decidere sull’opposizione stessa.

 

 5) Come evitare il pignoramento per decreto ingiuntivo

In molti dopo aver contratto un debito, pensano solo ad occultare il proprio patrimonio per non renderlo aggregabile. Vendite fittizie, donazione, azzeramento dei conti correnti false separazioni ecc. Tutti questi stratagemmi, lasciano il tempo che trovano, difatti il creditore può avvalersi dell’azione revocatoria entro 5 anni con un ricorso al tribunale.
L’azione della revocatoria è dimostrare che, il debitore con la dismissione dei propri beni, non ha altro su cui il creditore potrebbe essere ripagato tramite il pignoramento.
Diversamente se si hanno dei risparmi in banca e prima che arrivi il pignoramento, si procede a svuotare il conto non si può subire l’azione revocatoria ed il creditore che dovrà cedere all’intento di recupero.

 

Conclusioni

A Napoli si dice “ Tre sono i potenti, il Re, il Papa e i Nullatenenti”, ma al giorno d’oggi c’è sempre qualche bene da aggredire, quantomeno per rendere difficile la vita al debitore e spingerlo a pagare il possibile. C’è da dire che i debiti finanziari non si estinguono mai e che è sempre possibile il pignoramento di crediti futuri .

Difatti non bisogna mai abbassare la guardia, i nervi saldi sono fondamentali nella gestione della lite del recupero crediti.

2019-10-18T15:54:19+01:0018 Ottobre 2019|News|

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