La Riforma del fallimento è diventata legge

La Riforma del fallimento è diventata legge

Le novità e il testo della riforma del fallimento approvata in via definitiva dal Senato

E’ stato dato il via libera definitivo alla legge di riforma del fallimento, approvato ad ottobre del 2017 dal Senato, definita come “una riforma epocale”. Il testo delega al Governo la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza volta proprio a prevenire un possibile fallimento.
La riforma parte da un’innovazione in ambito letterale con un cambiamento dell’espressione di “fallimento” con quella di liquidazione giudiziale, nella quale si scaturisce una soluzione per l’estinzione del debito in un periodo massimo di 3 anni dall’inizio della procedura.
La riforma introduce una fase preventiva e stragiudiziale, affidata ad un organismo pubblico volto a dare sostegno al fine di prevenire la crisi dell’impresa. Il fine è quello di arrivare ad una composizione assistita della crisi, con l’accordo di tutti o di una parte dei creditori.

Per facilitare la composizione assistita della crisi , vi è una fase preventiva che può essere avviata dallo stesso debitore o d’ufficio mediante segnalazione da parte di creditori pubblici.

La riforma del fallimento prevede che se il debitore avvia la procedura, sarà assistito da un organismo istituito presso le Camere di Commercio e avrà 6 mesi di tempo per raggiungere una soluzione concordata con i creditori. Se tale procedura è avviata d’ufficio, il giudice convocherà il debitore e affiderà la questione ad un esperto che dovrà cercare un accordo con i creditori nei successivi sei mesi. L’imprenditore che attiva l’allerta, o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali. Da tale procedura di allerta sono escluse le società quotate e vi sarà la scelta di un giudice specializzato per la trattazione delle procedure concorsuali che verranno ripartite tra un numero ridotto di tribunali, selezionati in base a parametri oggettivi e con piante organiche adeguate, mentre i tribunali delle imprese saranno competenti per le procedure di maggiori dimensioni.
La riforma del fallimento razionalizza altresì l’istituto del concordato preventivo, restringendo il campo all’ipotesi del c.d. concordato in continuità: ossia quando l’impresa versa in situazioni di crisi (reversibile) e la proposta sia in grado di garantire la continuità aziendale, con il mantenimento di livelli occupazionali adeguati e assicurando nel tempo una maggiore soddisfazione dei creditori.
Tale riforma prevede la possibilità di una procedura ordinaria per gruppi di imprese, individuando , dove sia possibile, un unico tribunale. Per le imprese facenti parte di un medesimo gruppo significa che sarà consentito proporre un unico ricorso, sia per la stabilizzazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti dell’intero gruppo, sia per l’ammissione di piuù imprese al concordato preventivo.

Marcello Santopaolo

2018-02-02T12:00:40+01:006 Novembre 2017|News, normative|

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