Parliamo di decadenza dal beneficio del termine

Parliamo di decadenza dal beneficio del termine

Il ricorso ai prestiti rateali da parte delle famiglie e per l’acquisto di beni e servizi è in continuo aumento. Capita però che i prestiti, nel corso del tempo e molto prima della completa estinzione, manchino di essere integralmente rimborsati.
Con il verificarsi dell’insolvenza del debitore, la società finanziaria può richiedere l’adempimento della prestazione, ossia il pagamento dell’intera somma residua in un’unica soluzione: richiesta che, nella quasi totalità dei casi, si rivela impossibile da soddisfare, se il debitore non riesce a pagare una rata figurarsi il debito residuo.
La richiesta inviata con raccomandata contenente la cosiddetta decadenza dal beneficio del termine ( DBT ) con cui il creditore chiede in un’unica soluzione il pagamento del debito residuo, decurtato degli interessi.
In questi casi, è necessario prendere contatti con l’istituto creditore ed esporre le motivazioni che impediscono il regolare adempimento di quanto era stato stabilito, condizioni impreviste e comunque indipendenti dalla volontà del debitore
E’ possibile sanare, in ogni caso, ridefinire le condizioni del debito, trattando con le società finanziarie al fine di concordare piani di rientro adeguati alle reali possibilità economiche del cliente debitore.

DEFINIZIONE “RITARDO DI PAGAMENTO “
Viene definito RITARDO DI PAGAMENTO quello effettuato tra il 30esimo e il 180esimo giorno dalla scadenza della rata. Dunque una rata pagata entro sei mesi dalla scadenza è semplicemente considerata in ritardo e si dovranno corrispondere, oltre al pagamento della rata , gli interessi di mora indicati nel contratto.
Se invece, anche una sola rata, viene pagata oltre il 180esimo giorno dalla sua scadenza , si ha il “MANCATO PAGAMENTO”, qui la Banca è legittimata ad applicare la DBT e chiedere l’immediato rimborso dell’intero debito residuo.

DECADENZA DAL BENEFICIO DEL TERMINE NEL MUTUO
Anche nel contratto di mutuo la “decadenza dal beneficio del termine” comporta l’obbligo del debitore di pagare immediatamente il residuo dell’intera somma mutuata, perdendo dunque il diritto alla rateizzazione del debito.
Il contratto di mutuo prevede sempre questa evenienza, chiamata nello specifico anche “risoluzione del contratto”.
Una situazione alquanto difficile visto che il mancato rimborso dell’intero debito, peraltro assai improbabile, produrrà l’immediata attivazione delle procedure giudiziarie per l’esecuzione forzata.
L’istituto di credito comunica anche in questo caso tramite raccomandata , la volontà di esercitare il diritto di risolvere il contratto, indicando il termine entro il quale il mutuatario dovrà provvedere al pagamento dell’intera somma vantata (composta dal debito residuo più interessi legali, spese legali, ecc).
Il mutuatario dovrà provvedere al pagamento, per evitare che la banca intraprenda una procedura di esecuzione forzata che potrebbe portare conseguentemente alla vendita dell’immobile all’asta giudiziaria.
È possibile evitare questa ipotesi estrema ed è comunque preferibile cercare un accordo con l’istituto creditore per cercare di limitare il danno economico (vendita extra giudiziale con una riduzione del prezzo,ecc).

Sdebita ti aiuta ad agire prima che la situazione diventi insostenibile. Tratta direttamente con banche e finanziarie al fine di ottenere l’estinzione (fare valere la prescrizione, ecc…), la riduzione (formulare proposte di saldo e stralcio, ecc.) o la dilazione del finanziamento (per ottenere un rata più adatta alle tue entrate), in modo da trovare la soluzione che più si adatta al tuo caso.

2018-02-02T12:00:57+02:0028 Luglio 2015|consigli utili, normative, usura e anatocismo|

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